Dopo 1 mese e mezzo tutti sono sorpresi di scoprire che, pur avendo un filo diretto con il sottoscritto, gli studenti della casa non comunicarono nè a me, nè ai rappresentanti, nè al cda alcuna delle loro preoccupazioni.
E' così. Questo che è raccontato come un'allarme megagalattico fu in realtà circoscritto al rapporto tra gli studenti e gli uffici.
Nessuno, nè gli uffici, nè gli studenti, comunicarono al cda alcunchè.
Forse non c'è stato il tempo, forse era un allarme "rientrato", forse è mancato un filo così. Ma questo è.
Altra sorpresa, evidentemente per chi ha cancellato la memoria degli anni: gli studenti erano ampiamente soddisfatti della struttura ed infatti chiedevano tutti la conferma. Naturalmente non c'entra nulla con le denunce nè con loro, è solo un ristabilire un patrimonio che è sempre stato comune. La Casa non era affatto un lager così come la si è voluta raccontare in questo mese e mezzo.
Altro, che attiene alle eventuali responsabilità, non c'entra nulla con questa storia.
A proposito, non solo io sento nell'aria un tentativo di "depistaggio"..., ma il tempo piano piano fa sgonfiare i palloni e lascia in prospettiva la ricerca delle cose reali...
L'Aquila, 06 Aprile 2009
Le parti del nostro animo che la guerra ci ha strappato, ritorneranno al focolare.
sabato 23 maggio 2009
martedì 19 maggio 2009
L'Adsu e gli studenti universitari vittime della stessa indifferenza
Al Presidente della Regione Abruzzo dott. Gianni Chiodi
All'Assessore Regionale al Dir.studio dott. Paolo Gatti
Ai componenti il Cda dell'Adsu
e p.c.Al Rettore dell'Università dell'Aquila
Prof.Ferdinando di Orio
Al Direttore dell'Adsu dell'Aquila
dott. Luca Valente
Oggetto: Dimissioni da Presidente dell'Adsu dell'Aquila
Gentile Presidente, Gentile Assessore,
il 28 Gennaio del corrente anno, con lettera pubblica, chiedevo alla Regione di provvedere nel minor tempo possibile alla correzione della cifra in bilancio destinata alle Adsu e consigliavo a Voi stessi di nominare al più presto i nuovi componenti del Cda, quelli di competenza Regionale, e il nuovo Presidente, per mantenere per il minor tempo possibile il regime di “proroga” derivante dalla legge regionale sull'allineamento degli organi politici degli Enti (cd spoils system). Nel mese di Marzo la Regione ha scelto di prolungare i tempi della “proroga” e di prendere ulteriore tempo.
Ho riflettuto già allora sull'eventualità delle dimissioni per sbloccare la situazione e dare maggiore forza alla richiesta di maggiori finanziamenti.
Ne parlai sia con gli studenti, sia con la struttura amministrativa dell'Adsu.
Il rischio di un commissariamento dell'Ente con la perdita in particolare della rappresentanza studentesca, che da sempre ho ritenuto ineliminabile, e la necessità di approvare il Conto consuntivo mi hanno dissuaso e mi hanno spinto a dare stabilità amministrativa all'ente.
E' arrivata poi la terribile notte del 6 Aprile e la costante indifferenza della Regione Abruzzo nei confronti del Diritto agli Studi Universitari è diventata addirittura “negazione”.
Il ridicolo balletto della Regione sulla proprietà dello stabile ha aggiunto imbarazzo ad una tragedia che investiva studenti, operatori e l'Adsu nel suo complesso. Persino i Vigili del Fuoco, nel dover comunicare la necessità di una parziale demolizione dello stabile che ospitava l'Adsu e la storica Residenza, non hanno potuto trovare “il proprietario”, non hanno trovato altri oltre il sottoscritto con cui comunicare.
E' ora passato un mese e mezzo da quella notte:
1. abbiamo potuto leggere dai giornali che uno studio che giudicava con “criticità strutturali” lo stabile della Regione (non di uno sconosciuto), giaceva nei cassetti della Regione stessa, senza che l'Adsu, i suoi lavoratori, i suoi organi politici, gli studenti residenti e le centinaia di studenti che frequentavano la mensa, le sale e gli uffici allocati in Via XX Settembre ne avessero mai avuto comunicazione;
2. il Bilancio della Regione è stato approvato con quella vergognosa miseria iscritta al capitolo per le Adsu abruzzesi;
3. sono risultati vani tutti i tentativi, diretti e indiretti, per arrivare ad un incontro tra la Regione e l'Adsu al fine di affrontare la fase di emergenza, sia per la ripresa dell'attività amministrativa, sia per arrivare alle indispensabili modifiche (o deroghe) al Piano Regionale di indirizzo, che così come è non permette di affrontare alcuna delle emergenze che travolgono gli studenti, né per le borse di studio, né per i servizi.
Le dimissioni a pochi giorni dal terremoto potevano apparire esattamente nel solco del patetico balletto che la Regione stava inscenando.
Ho scelto di attendere, ho continuato anche in un momento difficilissimo come questo a cercare di essere ponte tra gli studenti e la struttura amministrativa dell'Adsu, in un contesto di scelte difficili per l'Università, ed ho continuato a chiedere ed attendere segni dalla Regione, che ad oggi, dal giorno del suo insediamento al governo della Regione Abruzzo, non un solo giorno si è interessata del diritto agli studi universitari.
La verità, purtroppo, è che in questa fase di grandissima difficoltà, è solo arrivata all'ennesima potenza il vero segno che la Regione Abruzzo ha dato negli anni verso il Diritto agli Studi Universitari: l'indifferenza.
Indifferenza il 6 Aprile, indifferenza prima, indifferenza dopo.
L'Adsu e gli studenti universitari sono stati e sono vittime della stessa diffusa indifferenza.
Gli studenti universitari dell'Aquila, quelli residenti negli alloggi come quelli non residenti, hanno lottato per anni per ottenere dalla Regione risorse paragonabili a quelle di altre Regioni italiane.
L'Adsu dell'Aquila negli anni ha fatto moltissimo per offrire borse di studio e servizi in un contesto di generale e diffusa indifferenza.
Lo rivendico per il Cda che ho avuto l'onore e l'onere di guidare e lo rivendico ringraziando l'abnegazione dei pur pochi dipendenti di un Ente che negli anni, non solo gli ultimi che ho vissuto da vicino, si è distinto nel panorama abruzzese e nazionale.
Il 6 Aprile si è chiuso un lento e difficile percorso nel peggiore dei modi, con la tragedia che ha visto morire 7 studenti ed un operatore, 8 ragazzi cui va continuamente il mio pensiero e alle cui famiglie va il mio doloroso cordoglio.
Non tocca alla politica, ma all'autorità competente, individuare cause ed eventuali responsabilità giudiziarie, per cui non mi soffermerò su questo.
Alla politica tocca però continuare ad assolvere alle proprie inderogabili responsabilità. Gli studenti dell'Università dell'Aquila hanno bisogno di scelte immediate e di scelte strategiche.
I servizi gratuiti per gli idonei alle borse di studio, ma non usufruibili, vanno rimborsati, le borse di studio vanno pagate al più presto, la verifica dei crediti ex-post deve essere sospesa e l'idoneità alle borse va confermata, i servizi devono essere via via riattivati.
Gli studenti hanno bisogno di risposte vere: norme, strutture e risorse.
Poi c'è la città dell'Aquila, che ha ora bisogno di una legge regionale che la trasformi in Centro Residenziale per gli Studi Universitari e Superiori.
Lo si può fare da subito, grazie all'accordo sulla Reiss Romoli, con una gestione parziale e condivisa di parti della Caserma della Guardia di Finanza, con una progressiva trasformazione della Caserma Pasquali-Campomizzi a vero Centro Residenziale Universitario.
Continuerò a lottare per questo obiettivo, al servizio e per il progetto di L'Aquila Città Universitaria, ma non fungerò un minuto di più da copertura dei ritardi e dei silenzi di una Regione ad oggi inadempiente, che sta di fatto, mi auguro non consapevolmente, agevolando la frammentazione dell'Università dell'Aquila; né fungerò un minuto di più da parafulmine per chi pensa autonomamente di improvvisare dal nulla tante piccole cittadine universitarie.
Nella speranza che queste dimissioni siano utili a sbloccare la situazione di stallo e che la Regione da oggi possa dare priorità alle politiche per il Diritto agli Studi Universitari.
Con Cordialità,
L'Aquila 19 Maggio 2009
Luca D'Innocenzo
All'Assessore Regionale al Dir.studio dott. Paolo Gatti
Ai componenti il Cda dell'Adsu
e p.c.Al Rettore dell'Università dell'Aquila
Prof.Ferdinando di Orio
Al Direttore dell'Adsu dell'Aquila
dott. Luca Valente
Oggetto: Dimissioni da Presidente dell'Adsu dell'Aquila
Gentile Presidente, Gentile Assessore,
il 28 Gennaio del corrente anno, con lettera pubblica, chiedevo alla Regione di provvedere nel minor tempo possibile alla correzione della cifra in bilancio destinata alle Adsu e consigliavo a Voi stessi di nominare al più presto i nuovi componenti del Cda, quelli di competenza Regionale, e il nuovo Presidente, per mantenere per il minor tempo possibile il regime di “proroga” derivante dalla legge regionale sull'allineamento degli organi politici degli Enti (cd spoils system). Nel mese di Marzo la Regione ha scelto di prolungare i tempi della “proroga” e di prendere ulteriore tempo.
Ho riflettuto già allora sull'eventualità delle dimissioni per sbloccare la situazione e dare maggiore forza alla richiesta di maggiori finanziamenti.
Ne parlai sia con gli studenti, sia con la struttura amministrativa dell'Adsu.
Il rischio di un commissariamento dell'Ente con la perdita in particolare della rappresentanza studentesca, che da sempre ho ritenuto ineliminabile, e la necessità di approvare il Conto consuntivo mi hanno dissuaso e mi hanno spinto a dare stabilità amministrativa all'ente.
E' arrivata poi la terribile notte del 6 Aprile e la costante indifferenza della Regione Abruzzo nei confronti del Diritto agli Studi Universitari è diventata addirittura “negazione”.
Il ridicolo balletto della Regione sulla proprietà dello stabile ha aggiunto imbarazzo ad una tragedia che investiva studenti, operatori e l'Adsu nel suo complesso. Persino i Vigili del Fuoco, nel dover comunicare la necessità di una parziale demolizione dello stabile che ospitava l'Adsu e la storica Residenza, non hanno potuto trovare “il proprietario”, non hanno trovato altri oltre il sottoscritto con cui comunicare.
E' ora passato un mese e mezzo da quella notte:
1. abbiamo potuto leggere dai giornali che uno studio che giudicava con “criticità strutturali” lo stabile della Regione (non di uno sconosciuto), giaceva nei cassetti della Regione stessa, senza che l'Adsu, i suoi lavoratori, i suoi organi politici, gli studenti residenti e le centinaia di studenti che frequentavano la mensa, le sale e gli uffici allocati in Via XX Settembre ne avessero mai avuto comunicazione;
2. il Bilancio della Regione è stato approvato con quella vergognosa miseria iscritta al capitolo per le Adsu abruzzesi;
3. sono risultati vani tutti i tentativi, diretti e indiretti, per arrivare ad un incontro tra la Regione e l'Adsu al fine di affrontare la fase di emergenza, sia per la ripresa dell'attività amministrativa, sia per arrivare alle indispensabili modifiche (o deroghe) al Piano Regionale di indirizzo, che così come è non permette di affrontare alcuna delle emergenze che travolgono gli studenti, né per le borse di studio, né per i servizi.
Le dimissioni a pochi giorni dal terremoto potevano apparire esattamente nel solco del patetico balletto che la Regione stava inscenando.
Ho scelto di attendere, ho continuato anche in un momento difficilissimo come questo a cercare di essere ponte tra gli studenti e la struttura amministrativa dell'Adsu, in un contesto di scelte difficili per l'Università, ed ho continuato a chiedere ed attendere segni dalla Regione, che ad oggi, dal giorno del suo insediamento al governo della Regione Abruzzo, non un solo giorno si è interessata del diritto agli studi universitari.
La verità, purtroppo, è che in questa fase di grandissima difficoltà, è solo arrivata all'ennesima potenza il vero segno che la Regione Abruzzo ha dato negli anni verso il Diritto agli Studi Universitari: l'indifferenza.
Indifferenza il 6 Aprile, indifferenza prima, indifferenza dopo.
L'Adsu e gli studenti universitari sono stati e sono vittime della stessa diffusa indifferenza.
Gli studenti universitari dell'Aquila, quelli residenti negli alloggi come quelli non residenti, hanno lottato per anni per ottenere dalla Regione risorse paragonabili a quelle di altre Regioni italiane.
L'Adsu dell'Aquila negli anni ha fatto moltissimo per offrire borse di studio e servizi in un contesto di generale e diffusa indifferenza.
Lo rivendico per il Cda che ho avuto l'onore e l'onere di guidare e lo rivendico ringraziando l'abnegazione dei pur pochi dipendenti di un Ente che negli anni, non solo gli ultimi che ho vissuto da vicino, si è distinto nel panorama abruzzese e nazionale.
Il 6 Aprile si è chiuso un lento e difficile percorso nel peggiore dei modi, con la tragedia che ha visto morire 7 studenti ed un operatore, 8 ragazzi cui va continuamente il mio pensiero e alle cui famiglie va il mio doloroso cordoglio.
Non tocca alla politica, ma all'autorità competente, individuare cause ed eventuali responsabilità giudiziarie, per cui non mi soffermerò su questo.
Alla politica tocca però continuare ad assolvere alle proprie inderogabili responsabilità. Gli studenti dell'Università dell'Aquila hanno bisogno di scelte immediate e di scelte strategiche.
I servizi gratuiti per gli idonei alle borse di studio, ma non usufruibili, vanno rimborsati, le borse di studio vanno pagate al più presto, la verifica dei crediti ex-post deve essere sospesa e l'idoneità alle borse va confermata, i servizi devono essere via via riattivati.
Gli studenti hanno bisogno di risposte vere: norme, strutture e risorse.
Poi c'è la città dell'Aquila, che ha ora bisogno di una legge regionale che la trasformi in Centro Residenziale per gli Studi Universitari e Superiori.
Lo si può fare da subito, grazie all'accordo sulla Reiss Romoli, con una gestione parziale e condivisa di parti della Caserma della Guardia di Finanza, con una progressiva trasformazione della Caserma Pasquali-Campomizzi a vero Centro Residenziale Universitario.
Continuerò a lottare per questo obiettivo, al servizio e per il progetto di L'Aquila Città Universitaria, ma non fungerò un minuto di più da copertura dei ritardi e dei silenzi di una Regione ad oggi inadempiente, che sta di fatto, mi auguro non consapevolmente, agevolando la frammentazione dell'Università dell'Aquila; né fungerò un minuto di più da parafulmine per chi pensa autonomamente di improvvisare dal nulla tante piccole cittadine universitarie.
Nella speranza che queste dimissioni siano utili a sbloccare la situazione di stallo e che la Regione da oggi possa dare priorità alle politiche per il Diritto agli Studi Universitari.
Con Cordialità,
L'Aquila 19 Maggio 2009
Luca D'Innocenzo
martedì 5 maggio 2009
La lunga storia degli studi all'Aquila ha radici nel XV secolo. Ma il nucleo di quello che poi divenne l'Università dell'Aquila è nel dopoguerra ed è dovuto a volontà endogene. Fu la municipalità e la città ad investire e costruire la Libera Università dell'Aquila, che solo 30 anni fa ha avuto i percorsi della statizzazione.
L'Università dell'Aquila nasce per esigenze, volontà, ambizioni, opportunità della Città dell'Aquila e dei suoi cittadini.
Noi aquilani siamo così, non cancelliamo mai le nostre radici, nè permettiamo di farlo a 30 terribili secondi.
Le comprensibili richieste, legate a percorsi e progetti individuali, non possono non fare i conti con questo.
Vale per la ricostruzione della nostra città, vale per chi pensa di spostare il capoluogo di regione, vale per l'Università dell'Aquila, che, non servirebbe dirlo, non può che essere Università dell'Aquila.
Non sfugge, non può certo sfuggire a me, che negli ultimi 3 lustri, via via, l'Università dell'Aquila è stata l'àncora della città senza che la città la sentisse propriamente sua.
Non può sfuggire a me, come non sfugge ai pochi, non molti, che hanno in questi 3 lustri costruito un percorso, che L'Aquila in crisi, di fronte all'Università in espansione, è stata una città matrigna.
Noi però, piano piano abbiamo costruito un percorso di cittadinanza degli studenti, testardamente, prima in pochi, il 5 Aprile in tanti; all'inizio parlando al vento, il 5 Aprile avendo via via ideato, costruito, progettato, percorsi e spazi di cittadinanza studentesca.
L'Aquila è stata una città matrigna per molti aspetti, ma allo stesso tempo L'Aquila, non altre, è stata una città dove piano piano abbiamo costruito comunque, una città universitaria.
All'Aquila abbiamo avuto, come altrove credetemi, i padroni di casa ignavi, sordi, ciechi, persino nella tragedia spariti. Ma sempre all'Aquila abbiamo avuto proprietari di casa accorsi a scavare. E abbiamo avuto aquilani il cui pensiero è stato, prima, durante lo sciame, durante, nelle ore dei soccorsi e dopo agli studenti. Sono aquilani i sordi, ma siamo aquilani anche noi.
All'Aquila abbiamo avuto, non altrove, percorsi di miglioramento della condizione degli studenti, nonostante una ampia sordità.
In fondo solo all'Aquila abbiamo costruito percorsi di lotta, di rivendicazione e di costruzione della città universitaria, contro molti, non certo in altri luoghi d'Abruzzo. All'Aquila c'è stata la lotta, la protesta, la piattaforma, i sit-in, i cortei e i blitz, ma sono stati all'Aquila perchè solo L'Aquila è stata Universitaria, nel resto d'Abruzzo è stato il silenzio, il vuoto, il nulla.
L'Aquila è stata si matrigna, ma è l'Abruzzo ad essere stato figlicidio.
Chi oggi lo dimentica non fa solo un errore, commette un altro delitto.
Non altrove, solo all'Aquila, si è combattuto per gli alloggi, per i trasporti, per le mense, per le borse, per gli spazi studio, per gli spazi svago, per gli sconti etc...etc...
L'Aquila è stata matrigna, ma è stata universitaria e per questo il conflitto l'ha avuto dentro, l'ha cambiata, l'ha piano piano migliorata.
L'Abruzzo non è stato.
E' un mese che piangiamo i nostri morti.
Non so quanti altri possano sentire come nostri tutti i morti aquilani e tutti gli studenti morti.
Noi, io e non solo io, sentiamo tutte le vittime come nostre.
Io li piango tutti, perchè sono tutti stati i miei concittadini.
Perchè la mia città è stata L'Aquila e la mia città è stata l'Università dell'Aquila. Perchè la mia città è L'Aquila e la sua Università. E' l'Università dell'Aquila e la sua città.
Chi pensa che altrove sarà possibile trovare l'Università dell'Aquila si illude.
La felicità e la tragedia oggi non sono separabili.
E non sono separabili la città dell'Aquila e l'Università dell'Aquila.
Sono solo separabili le storie individuali dalle storie collettive.
L'Università dell'Aquila nasce per esigenze, volontà, ambizioni, opportunità della Città dell'Aquila e dei suoi cittadini.
Noi aquilani siamo così, non cancelliamo mai le nostre radici, nè permettiamo di farlo a 30 terribili secondi.
Le comprensibili richieste, legate a percorsi e progetti individuali, non possono non fare i conti con questo.
Vale per la ricostruzione della nostra città, vale per chi pensa di spostare il capoluogo di regione, vale per l'Università dell'Aquila, che, non servirebbe dirlo, non può che essere Università dell'Aquila.
Non sfugge, non può certo sfuggire a me, che negli ultimi 3 lustri, via via, l'Università dell'Aquila è stata l'àncora della città senza che la città la sentisse propriamente sua.
Non può sfuggire a me, come non sfugge ai pochi, non molti, che hanno in questi 3 lustri costruito un percorso, che L'Aquila in crisi, di fronte all'Università in espansione, è stata una città matrigna.
Noi però, piano piano abbiamo costruito un percorso di cittadinanza degli studenti, testardamente, prima in pochi, il 5 Aprile in tanti; all'inizio parlando al vento, il 5 Aprile avendo via via ideato, costruito, progettato, percorsi e spazi di cittadinanza studentesca.
L'Aquila è stata una città matrigna per molti aspetti, ma allo stesso tempo L'Aquila, non altre, è stata una città dove piano piano abbiamo costruito comunque, una città universitaria.
All'Aquila abbiamo avuto, come altrove credetemi, i padroni di casa ignavi, sordi, ciechi, persino nella tragedia spariti. Ma sempre all'Aquila abbiamo avuto proprietari di casa accorsi a scavare. E abbiamo avuto aquilani il cui pensiero è stato, prima, durante lo sciame, durante, nelle ore dei soccorsi e dopo agli studenti. Sono aquilani i sordi, ma siamo aquilani anche noi.
All'Aquila abbiamo avuto, non altrove, percorsi di miglioramento della condizione degli studenti, nonostante una ampia sordità.
In fondo solo all'Aquila abbiamo costruito percorsi di lotta, di rivendicazione e di costruzione della città universitaria, contro molti, non certo in altri luoghi d'Abruzzo. All'Aquila c'è stata la lotta, la protesta, la piattaforma, i sit-in, i cortei e i blitz, ma sono stati all'Aquila perchè solo L'Aquila è stata Universitaria, nel resto d'Abruzzo è stato il silenzio, il vuoto, il nulla.
L'Aquila è stata si matrigna, ma è l'Abruzzo ad essere stato figlicidio.
Chi oggi lo dimentica non fa solo un errore, commette un altro delitto.
Non altrove, solo all'Aquila, si è combattuto per gli alloggi, per i trasporti, per le mense, per le borse, per gli spazi studio, per gli spazi svago, per gli sconti etc...etc...
L'Aquila è stata matrigna, ma è stata universitaria e per questo il conflitto l'ha avuto dentro, l'ha cambiata, l'ha piano piano migliorata.
L'Abruzzo non è stato.
E' un mese che piangiamo i nostri morti.
Non so quanti altri possano sentire come nostri tutti i morti aquilani e tutti gli studenti morti.
Noi, io e non solo io, sentiamo tutte le vittime come nostre.
Io li piango tutti, perchè sono tutti stati i miei concittadini.
Perchè la mia città è stata L'Aquila e la mia città è stata l'Università dell'Aquila. Perchè la mia città è L'Aquila e la sua Università. E' l'Università dell'Aquila e la sua città.
Chi pensa che altrove sarà possibile trovare l'Università dell'Aquila si illude.
La felicità e la tragedia oggi non sono separabili.
E non sono separabili la città dell'Aquila e l'Università dell'Aquila.
Sono solo separabili le storie individuali dalle storie collettive.
martedì 28 aprile 2009
Sisma-pacs
Nel dare i contributi agli sfollati che hanno provveduto autonomamente ad una sistemazione a seguito del sisma del 6 Aprile, il governo scopre finalmente le virtù della convivenza.
I nuclei familiari infatti vengono rimborsati fino a 400 euro a mese, i singoli fino a 200 euro a mese.
Le convivenze però vengono equiparate ai nuclei familiari. In questo modo 2 conviventi riceveranno 200 euro complessivamente, comee coppia, e non 200 cadauno.
L'emergenza rende visibile il naturale, una convivenza non è dissimile da un nucleo familiare.
I nuclei familiari infatti vengono rimborsati fino a 400 euro a mese, i singoli fino a 200 euro a mese.
Le convivenze però vengono equiparate ai nuclei familiari. In questo modo 2 conviventi riceveranno 200 euro complessivamente, comee coppia, e non 200 cadauno.
L'emergenza rende visibile il naturale, una convivenza non è dissimile da un nucleo familiare.
sabato 18 aprile 2009
L'Aquila, storia e futuro.
L'Aquila fu colpita duramente nel 1300, nel 1400, poi duramente nel 1703. Ancora duramente oggi, nel 2009. Con in mezzo varie altri eventi sismici duri.
L'Aquila sempre qui è rinata. Gli aquilani sono tenaci, ostici, spesso burberi. Ma L'Aquila è nata a tavolino, non con un processo di sviluppo casuale, è nata per scelta qui. I suoi castelli fondatori volevano intrecciare commercio e difesa con un centro maggiore, scelsero il colle e li costruirono, le mura, la fontana delle 99 cannelle e dentro la città, le sue piazze, le sue chiese, ognuna come rappresentazione in città di una comunità fondatrice. Centro storico grande, piazze, chiese, fontane, ogni palazzo un monumento, con il suo portone, il cortile, il suo portico.
L'Aquila da qui non si sposta. Poi è arrivato l'Abruzzo e la guerriglia sul capoluogo.
Il capoluogo della Regione Abruzzo da qui non si sposta.
C'è l'industrializzazione e dal circondario, dai castelli fondatori, arrivano i contadini-operai, come nel 200 i signori del contado e i commercianti dello zafferano. Le cooperative edilizie nascono tra gli operai. Il comune, la Dc, il Psi, il PSDI fanno costruire su Pettino, aree PEEP, quartiere di contadini-operai, metà aquilani, metà dei propri paesi d'origine. metà operai, metà contadini. L'Aquila e il suo territorio.
Poi è arrivata l'esplosione dell'Università e la sua crescita a compensare la crisi industriale.
L'Aquila città universitaria, lo diventa nei numeri. E' progetto e un sogno per alcuni, non molti, un affare per altri.
Cosa può essere L'Aquila ora.
L'Aquila città-territorio.
Degli oltre 100 centri che costellano L'Aquila, tra le sue frazioni e i comuni (con frazioni annesse) limitrofi, ci sono ancora centinaia di piazze, centinaia di chiese, migliaia e migliaia di case. La terra d'origine, i castelli fondatori. Molti aquilani non entreranno nelle promesse del governo, entreranno nelle proprie case al paese d'origine, sulle proprie terre, che hanno sempre continuato a curare ed amare. I contadini poi divenuti operai, poi divenuti cassaintegrati fino ad essere pensionati torneranno li, pensionati-contadini, e molti figli da li si muoveranno intorno alla città territorio.
L'Aquila capoluogo di Regione.
Gli sciacalli e gli avvoltoi svolazzano, ma L'Aquila manterrà il suo insediamento pubblico, regione, provincia, tribunale, corte d'appello, baas, inps, etc...etc...
L'Aquila città universitaria, città ipertecnologica.
Può tornare città universitaria partendo da qui, città ipertecnoligica. Infrastrutture per l'informazione immediatamente realizzabili, ingegneria, scienze, biotech, medicina. Prima città italiana completamente informatizzata.
L'Aquila città universitaria, mobilità e residenzialità.
Mobilità gratuita da e verso l'aquila. Linee no-stop giulianova-teramo-l'aquila l'aquila-roma l'aquila-az l'aquila-chieti-pescara. Potenziamento immediato tratta ferroviaria rieti-l'aquila-sulmona. collegamento veloce, diretto, continuo vasto-lanciano-l'aquila
Collegamento veloce, diretto, continuo cassino-sora-l'aquila.
L'Aquila città storica e umanistica, delle arti (e del turismo)
La sfida piu difficile. Ma, come nel 400, come nel 700, faremo anche questo. impiegheremo 20 anni per finire, ma faremo anche questo. Ricostruire il centro storico, sul doppio colle. Così come era. Con le sue piazze, le sue chiese, le sue fontane, i suoi palazzi, i suoi vicoli. Città vincolata. E intorno a questo ricostruire la città della musica, del teatro, della storia, delle lettere e delle arti.
L'Aquila città dell'ambiente, dei monti, dell'acqua, dei parchi, dei borghi (e del turismo)
I nostri monti sono cresciuti un pò, le nostre colline si sono diversamente avvallate, ma la nostra neve è li, le aquile volano sopra di noi, l'orso continua a cacciare miele e mele, i lupi si sentono se ci si sposta in montagna, il cielo stellato si può ancora vedere come in nessun altro posto d'italia, le nostre gelide acque sono più rigorose che mai e in pochi al mondo ne hanno così in abbondanza, non a caso è possibile trovare la lontra, la nostra flora è stata colpita dagli incendi passati, ma è ancora tra le più estese d'europa, la genziana è più in alto, tra le rocce, e crescerà di nuovo, lo zafferano non teme il sisma, solo cinghiali affamati e acque avvelenate, ma è ancora li e crescerà di nuovo e di più, per le ricette di ratatouille, dei milanesi e dei fantasiosi aquilani. Le greggi hanno avuto paura, ma rassicurate dai nostri splendidi pastori abruzzesi-maremmani non sono fuggite. Formaggi straordinari e arrosticini come sempre saranno l'invidia di tutti voi. I nostri parchi saranno ancora i più belli d'europa, i nostri borghi feriti saranno ripopolati e rimessi a nuovo, uno ad uno.
L'Aquila è qui, è la sua storia, la sua tragedia e la sua forza. La sua identità, ha pagato un prezzo ad una scossa di accelerazione superiore allo 0.5 di gravità, scossa più violenta che in passato, anche se classificabile meno forte, troppo poco profonda per non ferirla cosi in profondità. L'Aquila alla sua montagna e alle sue acque, al suo contando, ha pagato un prezzo comunque inferiore che in passato, ma ancora troppo alto.
L'Aquila come sempre tornerà qui, esattamente qui, perchè il Gran Sasso, le sue acque e le terre che si aprono nel suo avvallarsi, non potremmo trasportarle con noi in nessun altro luogo.
L'Aquila sempre qui è rinata. Gli aquilani sono tenaci, ostici, spesso burberi. Ma L'Aquila è nata a tavolino, non con un processo di sviluppo casuale, è nata per scelta qui. I suoi castelli fondatori volevano intrecciare commercio e difesa con un centro maggiore, scelsero il colle e li costruirono, le mura, la fontana delle 99 cannelle e dentro la città, le sue piazze, le sue chiese, ognuna come rappresentazione in città di una comunità fondatrice. Centro storico grande, piazze, chiese, fontane, ogni palazzo un monumento, con il suo portone, il cortile, il suo portico.
L'Aquila da qui non si sposta. Poi è arrivato l'Abruzzo e la guerriglia sul capoluogo.
Il capoluogo della Regione Abruzzo da qui non si sposta.
C'è l'industrializzazione e dal circondario, dai castelli fondatori, arrivano i contadini-operai, come nel 200 i signori del contado e i commercianti dello zafferano. Le cooperative edilizie nascono tra gli operai. Il comune, la Dc, il Psi, il PSDI fanno costruire su Pettino, aree PEEP, quartiere di contadini-operai, metà aquilani, metà dei propri paesi d'origine. metà operai, metà contadini. L'Aquila e il suo territorio.
Poi è arrivata l'esplosione dell'Università e la sua crescita a compensare la crisi industriale.
L'Aquila città universitaria, lo diventa nei numeri. E' progetto e un sogno per alcuni, non molti, un affare per altri.
Cosa può essere L'Aquila ora.
L'Aquila città-territorio.
Degli oltre 100 centri che costellano L'Aquila, tra le sue frazioni e i comuni (con frazioni annesse) limitrofi, ci sono ancora centinaia di piazze, centinaia di chiese, migliaia e migliaia di case. La terra d'origine, i castelli fondatori. Molti aquilani non entreranno nelle promesse del governo, entreranno nelle proprie case al paese d'origine, sulle proprie terre, che hanno sempre continuato a curare ed amare. I contadini poi divenuti operai, poi divenuti cassaintegrati fino ad essere pensionati torneranno li, pensionati-contadini, e molti figli da li si muoveranno intorno alla città territorio.
L'Aquila capoluogo di Regione.
Gli sciacalli e gli avvoltoi svolazzano, ma L'Aquila manterrà il suo insediamento pubblico, regione, provincia, tribunale, corte d'appello, baas, inps, etc...etc...
L'Aquila città universitaria, città ipertecnologica.
Può tornare città universitaria partendo da qui, città ipertecnoligica. Infrastrutture per l'informazione immediatamente realizzabili, ingegneria, scienze, biotech, medicina. Prima città italiana completamente informatizzata.
L'Aquila città universitaria, mobilità e residenzialità.
Mobilità gratuita da e verso l'aquila. Linee no-stop giulianova-teramo-l'aquila l'aquila-roma l'aquila-az l'aquila-chieti-pescara. Potenziamento immediato tratta ferroviaria rieti-l'aquila-sulmona. collegamento veloce, diretto, continuo vasto-lanciano-l'aquila
Collegamento veloce, diretto, continuo cassino-sora-l'aquila.
L'Aquila città storica e umanistica, delle arti (e del turismo)
La sfida piu difficile. Ma, come nel 400, come nel 700, faremo anche questo. impiegheremo 20 anni per finire, ma faremo anche questo. Ricostruire il centro storico, sul doppio colle. Così come era. Con le sue piazze, le sue chiese, le sue fontane, i suoi palazzi, i suoi vicoli. Città vincolata. E intorno a questo ricostruire la città della musica, del teatro, della storia, delle lettere e delle arti.
L'Aquila città dell'ambiente, dei monti, dell'acqua, dei parchi, dei borghi (e del turismo)
I nostri monti sono cresciuti un pò, le nostre colline si sono diversamente avvallate, ma la nostra neve è li, le aquile volano sopra di noi, l'orso continua a cacciare miele e mele, i lupi si sentono se ci si sposta in montagna, il cielo stellato si può ancora vedere come in nessun altro posto d'italia, le nostre gelide acque sono più rigorose che mai e in pochi al mondo ne hanno così in abbondanza, non a caso è possibile trovare la lontra, la nostra flora è stata colpita dagli incendi passati, ma è ancora tra le più estese d'europa, la genziana è più in alto, tra le rocce, e crescerà di nuovo, lo zafferano non teme il sisma, solo cinghiali affamati e acque avvelenate, ma è ancora li e crescerà di nuovo e di più, per le ricette di ratatouille, dei milanesi e dei fantasiosi aquilani. Le greggi hanno avuto paura, ma rassicurate dai nostri splendidi pastori abruzzesi-maremmani non sono fuggite. Formaggi straordinari e arrosticini come sempre saranno l'invidia di tutti voi. I nostri parchi saranno ancora i più belli d'europa, i nostri borghi feriti saranno ripopolati e rimessi a nuovo, uno ad uno.
L'Aquila è qui, è la sua storia, la sua tragedia e la sua forza. La sua identità, ha pagato un prezzo ad una scossa di accelerazione superiore allo 0.5 di gravità, scossa più violenta che in passato, anche se classificabile meno forte, troppo poco profonda per non ferirla cosi in profondità. L'Aquila alla sua montagna e alle sue acque, al suo contando, ha pagato un prezzo comunque inferiore che in passato, ma ancora troppo alto.
L'Aquila come sempre tornerà qui, esattamente qui, perchè il Gran Sasso, le sue acque e le terre che si aprono nel suo avvallarsi, non potremmo trasportarle con noi in nessun altro luogo.
mercoledì 25 marzo 2009
Centrosinistra, coalizione, amministrazione.
Scrivo d'urgenza, giusto per non dare il segno di un abbandono del blog.
Sono alla ricerca di un tempo per la riflessione, per sganciare e pensare, per capire con distacco questi primi giorni di diversa responsabilità.
E per provare a raccontare.
Appuntamento al 2 Aprile, ormai diventato una data di grandi attese.
P.S.:
A proposito, si a Genova c'ero. Ho manifestato insieme ad altre centinaia di migliaia di persone, con la pratica pienamente e totalmente non violenta.
Manifestavamo contro la globalizzazione neoliberista, contro il WTO, il FMI e il G8 che svuotando i poteri di controllo del pubblico, degli Stati, dei cittadini, hanno devastato Paesi, distrutto l'ambiente, massacrato popoli, indigeni, contadini, lavoratori di tutti i paesi, piccoli risparmiatori. Manifestavamo contro un modello economico che, a partire dalla finanziarizzazione, ha gonfiato a dismisura grandi rendite e ha aumentato a dismisura le povertà.
Siamo stati assaltati, delegittimati, minacciati, picchiati (non io, per fortuna personale), umiliati, demonizzati.
Eravamo tutti devastatori (e non era vero).
Eravamo tutti colpevoli.
Eravamo tutti dei semi-terroristi,
Oggi a distanza di 8 anni il sistema capitalistica neoliberista è collassatto su se stesso, lasciando ancora più disastri sulle spalle delle solite ennesime vittime, non certo i veri carnefici, quelli della Trilateral e i grandi speculatori mondiali.
Oggi a distanza di 8 anni tutti reclamano gli Stati, i soldi pubblici.
Oggi a distanza di 8 anni, cosa ancora avete da dire a noi che da Genova (ma anche da prima, da Napoli, da Seattle) protestavamo contro il "governo" del neoliberismo?
Sono alla ricerca di un tempo per la riflessione, per sganciare e pensare, per capire con distacco questi primi giorni di diversa responsabilità.
E per provare a raccontare.
Appuntamento al 2 Aprile, ormai diventato una data di grandi attese.
P.S.:
A proposito, si a Genova c'ero. Ho manifestato insieme ad altre centinaia di migliaia di persone, con la pratica pienamente e totalmente non violenta.
Manifestavamo contro la globalizzazione neoliberista, contro il WTO, il FMI e il G8 che svuotando i poteri di controllo del pubblico, degli Stati, dei cittadini, hanno devastato Paesi, distrutto l'ambiente, massacrato popoli, indigeni, contadini, lavoratori di tutti i paesi, piccoli risparmiatori. Manifestavamo contro un modello economico che, a partire dalla finanziarizzazione, ha gonfiato a dismisura grandi rendite e ha aumentato a dismisura le povertà.
Siamo stati assaltati, delegittimati, minacciati, picchiati (non io, per fortuna personale), umiliati, demonizzati.
Eravamo tutti devastatori (e non era vero).
Eravamo tutti colpevoli.
Eravamo tutti dei semi-terroristi,
Oggi a distanza di 8 anni il sistema capitalistica neoliberista è collassatto su se stesso, lasciando ancora più disastri sulle spalle delle solite ennesime vittime, non certo i veri carnefici, quelli della Trilateral e i grandi speculatori mondiali.
Oggi a distanza di 8 anni tutti reclamano gli Stati, i soldi pubblici.
Oggi a distanza di 8 anni, cosa ancora avete da dire a noi che da Genova (ma anche da prima, da Napoli, da Seattle) protestavamo contro il "governo" del neoliberismo?
giovedì 5 marzo 2009
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